giovedì 5 febbraio 2009


Oggi iniziano a non alimentare più Eluana. I medici dicono che potrebbe andare avanti, senza idratazione e senza alimentazione, anche per quattro settimane. In questo modo orribile è morto mio nonno, all’età di novantadue anni, perchè si rifiutò di vivere e non volle più nè mangiare nè bere, e sapravvisse per quaranta giorni. Eluana ha solo trentotto anni. Non capisco perchè non le facciano una bella puntura, come si fa con i cani quando si vuole mettere fine alle loro sofferenze. Cosa devo pensare, che si ha più pietà di un cane che di una persona?
O forse, invece, ho capito perchè non si ricorre alla puntura: perchè sarebbe eutanasia, invece se la si lascia morire (non importa se di fame e sete) si lascia fare alla natura.
Io quello che proprio non riesco a sopportare è l’ipocrisia.
Non vorrei entrare nel dolore di questo padre, mi vengono le vertigini solo a pensarci, ma ci voglio e ci devo entrare.
Questo padre si è smarrito nell’intrigo spaventoso che a volte diventa la vita e non resce più a orientarsi, vorrebbe uscire dalla sofferenza immane in cui si trova e che ai suoi occhi non ha senso e lo vuole fare eliminando quello che secondo lui è la causa del suo dolore: Eluana, la croce della sua vita.
Chi, umanamente, potrebbe dargli torto?
Davanti a fatti di questo genere mi viene in mente sempre un episodio esilarante accadutomi tanti anni fa, ma sempre attuale. Mi ero appena diplomata maestrina e facevo scuola privata ai bambini dell’elementare; il figlio di una mia cugina, che frequentava la prima elementare, un giorno venne disperato e risoluto: ”La maestra mi ha dato una poesia a memoria, ma io non so leggere. Ora strappo la pagina e le dico che nel mio libro quella pagina non c’è!” Che trovata geniale! Alzi la mano chi non vorrebbe fare altrettanto, qualche volta.
Questo è ciò che sta facendo il povero papà di Eluana.
La croce spaventa tutti, e tutti siamo tentati di toglierla di mezzo, al punto che anche nelle aule scolastiche non ce n’è più traccia. Ma questo, purtroppo, non è possibile, semplicemente perchè la croce che ognuno di noi porta, benchè a malincuore, è il segno distintivo dei figli di Dio. E’ così che Dio Padre riconosce che siamo suoi figli, perchè abbiamo il segno di suo Figlio, la Croce, appunto. E se vogliamo che non ci schiacci, aggrappiamoci ad essa come ad un bastone e facciamone un pilastro della nostra vita. Per capire lo spirito di questa cosa assurda ai nostri occhi, ma meravigliosa a quelli di Dio, andiamo a guardare la scena del film “The Passion”, quando Gesù, ormai stremato, viene caricato della croce senza pietà: l’abbraccia come fosse l’amante, con passione, appunto. Secondo me, solo per quella scena, l’attore si sarebbe meritato l’Oscar.
La Croce pilastro della vita. Il senso della vita ribaltato. Quelli che piangono rideranno e quelli che ridono piangeranno.
Ci vuole fede, certo, ma solo così la vita ha un senso, altrimenti è solo un incubo delirante.

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