mercoledì 4 marzo 2009

LUNGO COME LA QUARESIMA. CHE VUOL DIRE?

La quaresima per l'uomo del nostro tempo è ormai retaggio del passato, qualcosa di incomprensibile che non ha più nulla da dirgli.
E non ha nulla da dirgli perchè l'uomo del nostro tempo crede di possedere tutte le risposte, e su certe cose neanche si interroga più.
Non gli viene il dubbio che, se tanti conti non tornano nella sua vita, forse ha cercato, o sta cercando, nella direzione sbagliata.
La responsabilità di tanto disorientamento è della nostra società che propaganda falsi valori, che alimenta illusioni che sono semplicemente inganni del Maligno, che rifiuta ogni forma di sacrificio e di sofferenza che, purtroppo, fanno parte della vita e non possono essere eliminati, nonostante tutti gli sforzi.
Quando uno è trascinato dalla corrente, è saggezza non lottare contro di essa per non perdere tutte le forze e soccombere, ma lasciarsi portare da essa e resistere. Così è della vita.
La società è molto responsabile della mentalità che si è imposta tra di noi e, soprattutto, tra i nostri giovani, ma le famiglie hanno una responsabilità più grande, perchè hanno abdicato al loro ruolo educativo per assumerne uno falso, di tipo amicale. Ora, i giovani di amici ne trovano quanti ne vogliono, ma di genitori no, e soprattutto di genitori che sappiano educare i figli, come una volta, quando non esisteva confusione di ruoli.
Mia nonna diceva sempre che i figli si devono baciare nel sonno e io questo non l'ho mai condiviso, perchè un bambino ha bisogno di tenerezza. Ma oggi ai figli si dànno solo coccole e si fanno crescere senza midollo spinale: al primo venticello di primavera si piegano da tutte le parti e rischiano seriamente di spezzarsi.
Le mamme del nostro tempo non si vergognano di chiamare "il mio bambino" un uomo di trenta e anche di quarant'anni, senza minimamente riflettere che hanno così classificato il loro "bambino" come un povero ritardato.
Tornando alla Quaresima, ricordo che mia nonna, quand'ero bambina, mi imponeva il digiuno quaresimale ed evidentemente io non dovevo farlo di buon grado se ricordo che mi diceva "'na picciridda ri ru'ianni ca nun mmosi runiari, a lu venniri ri marzu cci cariu menzu virazzu".
Potevo rischiare?
Oggi nessun genitore si sogna più di far digiunare i ragazzi. Anzi, quanti genitori digiunano in Quaresima? La dieta si può fare, perchè la linea merita qualche sacrificio, ma Dio? E la Chiesa?
Perchè pretende di intromettersi nella vita degli uomini?
Da bambina non capivo nulla o quasi, ma ora che sono adulta e che, soprattutto, mi interrogo sul senso della vita e della mia vita, ho capito che la Chiesa, maestra e madre, ci insegna il senso profondo del sacrificio, del sapersi mettere da parte per fare posto agli altri nella propria vita, del sapersi relazionare con Dio che, solo, è l'ancora di salvezza anche e soprattutto per l'uomo del nostro tempo. Questo è il senso vero del digiuno, dell'elemosina e della preghiera, che sono i precetti che la Chiesa ci dà per questo tempo di Quaresima.
Io parlo della mia piccola fetta di vita che riguarda la scuola: come può un ragazzo cui è stato insegnato "che la vita è bella e me la voglio goder" rinunciare agli svaghi infiniti che la società del nostro tempo gli propone e sacrificarsi sui libri? Come dico sempre ai miei ragazzi, quello dello studente è il lavoro forse in assoluto più pesante per un ragazzo, altrimenti la nostra società sarebbe strapiena di laureati, e solo chi non ha escluso il sacrificio dalla propria vita può raggiungere i risultati sperati, tutti gli altri son destinati a fare la fine della povera cicala, che d'estate cantava di gioia e d'inverno ballava di fame e di freddo.

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