venerdì 26 dicembre 2008

26 dicembre
Ricevimento dei genitori!
L'ora di ricevimento era un vero tour de force e, secondo lei, avrebbero dovuto pagarla il doppio, perchè i genitori le toglievano letteralmente la vita.
Esordivano così, inconsapevoli... Ma erano o ci facevano? questo era the problem...
Un giorno una signora sembrava davvero convinta:
"Veramente mia figlia mi ha detto che ha saputo rispondere a tutte le domande... Come si spiega questo quattro in latino?" Già, come si spiegava?
"Signora, le viene il dubbio che forse sua figlia non le ha detto la verità?"
"Impossibile! Mia figlia mi dice sempre la verità, perchè noi abbiamo un rapporto bellissimo e lei sa che a me può dire tutto...!"
" Quindi...? Sono io a dire le bugie... Signora, mi scusi, ma perchè manda ancora sua figlia a scuola? Perchè perdere tutto questo tempo inutilmente... Sua figlia il latino lo sa meglio dell'insegnante e si sa valutare ancora meglio... Facciamo così... Lei mi comunica il voto che si merita, anche per telefono, ed evitiamo di farci il sangue cattivo reciprocamente... Mi sembra una soluzione ragionevole, non crede?"
La signora non si rassegnava tanto facilmente e lei si rendeva conto di dover affrontare un'impresa ardua.
Dopo, ci rideva da sola come una matta, ma sul momento davvero rischiava di farsi venire l'ulcera...! Perchè i genitori erano disposti a ricorrere a tutti gli espedienti pur di far salire di qualche punto il voto dei figli. A tutto... tranne a fare l'unica cosa giusta: esercitare l'autorità che il ruolo richiede e al quale sono chiamati, e non ad avere questo rapporto amicale, malato, riconducibile alla diffusa sindrome di Peter Pan da cui è affetta la nostra società.
Una volta una coppia di genitori, convinta, a ragione, di contare nella società e, quindi, di non poter accettare che la figlia portasse un cinque in pagella in mezzo a tanti sette (chissà se tutti meritati), pensò di avere trovato la strategia vincente e la povera prof. fu presa in mezzo a un fuoco incrociato. Un giorno squillò il telefono ed era sua sorella:
"Senti, Lucia, non te la prendere a male, ma non ho potuto fare a meno di disturbarti..."
"Ma che stai dicendo, ti sei scordata che sei mia sorella...?"
"No, è che qui c'è la maestra di mio figlio e ha tanto insistito che non ho potuto fare a meno di chiamarti... Io non ti voglio pressare più di tanto, perchè gliel'ho detto che tu raccomandazioni non ne accetti neanche dalle tue sorelle..."
"E chi sarebbe la maestra del bambino?"
"E' la mamma di una tua alunna... Si chiama *** ... La maestra dice che te lo può garantire lei che sua figlia la lezione l'aveva studiato benissimo, forse si è emozionata perchè è timida, o forse non ha capito bene le domande...
"Sorellina, io posso credere senz'altro alla sua parola, ma il problema è che sua figlia deve dimostrare di avere studiato e di conoscere la lezione non solo a me, ma ad altri venticinque compagni. Purtroppo, anche se mi dispiace moltissimo farti una negativa, non posso rinunciare al piacere di guardarmi tutte le mattine allo specchio senza arrossire, nè a quello di entrare in classe a testa alta."
Quelli non avevano demorso. Tempo qualche giorno e si sentì chiamare in presidenza. "Cosa sarà?" si chiedeva incuriosita. Si presentò sollecitamente perchè non le piacevano le spade di Damocle.
"Professoressa, si accomodi", il preside era addirittura deferente, solo che c'erano, già accomodati, i genitori di quella sua cara alunna, maestra lei, architetto di grido lui. Molto contrariata si sedette e dovette sorbirsi i tentativi dapprima benevoli del papà, poi sempre più minacciosi della mammina di far lievitare quel maledetto cinque. Ma lei era un osso troppo duro da masticare e non ci fu verso di farle cambiare idea.
La ragazzina dovette sbracciarsi per bene e mettersi a studiare sul serio e alla fine dell'anno il sette tanto agognato fu tutto suo. Ma non fu ringraziata affatto, anzi non solo non andarono più all'ora di ricevimento, ma addirittura la guardavano in cagnesco quando la incontravano.
Povera scuola, che fine aveva fatto!

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