
... si può fare di più!
Io ho fatto il presepio. Lo faccio da quando avevo più o meno otto anni. La mia maestra mi aveva regalato un pastorello per premiarmi di non so più che cosa, io ero al settimo cielo e volli dare degna collocazione al frutto del mio impegno. Misi in moto la mia fantasia che già allora non mi mancava e ritagliai le illustrazioni del Natale del mio libro di lettura dell'anno precedente, ci incollai una linguetta di carta dietro per farle stare in piedi e collocai il tutto nel punto più basso del sottoscala dove dormivo: mi sembrava proprio la grotta di Gesù Bambino! Da allora guardo il mio presepe con la stessa commozione compiaciuta, anzi posso proprio dire che contemplo il presepe, perchè il presepe va contemplato. Il presepe non è statico come potrebbe sembrare, ma è un continuo divenire, cresce con te e apporta sempre elementi nuovi e nuove riflessioni. Il primo frutto di quell'ingenuo presepe fu che la magia del Natale coinvolse anche mia madre. Acquistò pochi pastorelli e la natività, alcune pecorelle e un angioletto con la stella cometa, si fece regalare del sughero dai pescatori di Marevecchio e cominciammo l'avventura del presepe: era piccolo, stava tutto quanto sopra la "buffittula", minuscolo buffet o, per meglio dire, tavolino, dove eravamo soliti consumare i pasti frugali con la mia famiglia: io, la maggiore, mia sorella Carmela e i nostri giovanissimi genitori. Il mio padrino, quando lo vide, disse che era una bomboniera, e penso che ogni altro commento sia superfluo. Cominciò così, "per caso" come al solito, la mia passione per il presepe: fui io ad andare verso il presepe o il presepe a venire verso di me? Il risultato comunque non cambia: che Natale sarebbe senza poter contemplare il Bambinello nudo nella greppia che mi tende le manine, lo struggimento di quella Mamma dinanzi allo squallore e al freddo che Lo accoglievano, la premura impotente di quel padre e marito...
Guardo il presepe, anzi lo contemplo, e ogni volta m'innamoro come m'innammorai bambina.

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