venerdì 26 dicembre 2008


Lezione di latino

La campanella era suonata da diversi minuti. I ragazzi aspettavano l’insegnante bivaccando nei corridoi o chiacchierando animatamente tra i banchi facendo gazzarra, come fosse la cosa più naturale di questo mondo…! Il colpo d’occhio non era terribile, c’era vita… Ma non era esattamente l’idea che lei, la prof., aveva della scuola: luogo altamente educativo, deputato ad insegnare, almeno, le regole più elementari della civile e umana convivenza.
Lei, la prof., incedeva svelta nel corridoio, facendo lo slalom, elegante e curata fin nei particolari. Anche nell’abbigliamento, lei, andava controcorrente: da quando aveva oltrepassato la boa dei cinquanta, aveva smesso i tailleurs e vestiva giovanile senza rinunciare ad essere signorile, pensando di dover fare onore, anche così, alla sua categoria. Evidentemente questa sua visione era poco condivisa dalle sue colleghe che invece, almeno la gran parte, viste da dietro, non si distinguevano dalle loro allieve: jeans e maglietta o maglione secondo la stagione, scarpe da tennis e tutto il resto.
Fino all’incredibile ombelico scoperto della collega cinquantenne…
Ma santo Iddio, come facevano tutti quanti a restare indifferenti…?! Lei, almeno nelle sue reazioni, aveva conservato la foga dei suoi quindici anni: prima agiva e dopo pensava…! Così le era uscita naturale l'interrogativa retorica : " Ma cos'hai, la pancia di fuori pure tu?"
La collega aveva tirato dritto senza neanche replicare, ma lei non ci aveva trovato soddisfazione e aveva commentato con le altre colleghe :
"Dico, ma stiamo diventando tutti pazzi? Ma avete visto Luisa con la pancia di fuori, come le ragazze?"
"Ma che te ne frega?" era stato il commento più interessato, "Fatti i fatti tuoi, perchè ti devi fare malvolere?".
Lei, se possibile, si era accalorata ancora di più .
"Io non capisco come fate. Ma poi come possiamo dire alle ragazze di vestirsi in maniera consona al luogo?!"
"E tu non glielo dire...! Ma che t'importa? Fatti gli affari tuoi e vivi in pace...!"
No, lei non riusciva proprio a farsi gli affari propri, nè tantomeno riusciva a capire come ci riuscissero tutti quanti. Veramente non riusciva a capire tante cose, lei. Per esempio, come si era arrivati a poter andare in giro seminudi, e non solo le ragazze, che avevano rotto tutti gli specchi e non si accorgevano, spesso, di mostrare cose che sarebbe stato meglio nascondere, ma anche le donne mature e perfino vecchie.
Lei non era Matusalemme, porca miseria, e si ricordava bene non solo che il pudore era stato un sentimento condiviso, ma addirittura che c'era stato un reato che si chiamava "Offesa al comune senso del pudore"... Ma che fine aveva fatto quel reato?
Veramente c'erano troppe cose che non si sapeva che fine avessero fatto, tipo: buon gusto..., buon senso..., vergogna..., coscienza..., retta coscienza..., indignazione... ...
Già, indignazione... Dov'era finita questa parola? Veramente, a pensarci bene, non è che fosse stata tolta dal vocabolario, solo che aveva cambiato senso... L'accezione più comune del termine indica il senso di sdegno suscitato da uno spettacolo, appunto, indegno..., tipo un'ingiustizia alla quale si assiste... Ora, invece, ci si sdegnava solo quando si veniva richiamati (non oso neanche dire rimproverati)... Correggere gli errori non era più possibile, e addirittura era diventata un'impresa anche correggere gli errori di latino... Se non ci fosse stato da piangere, ci sarebbe stato da ridere...!
"Tutti 'sti ragazzi nel corridoio...! Ma i colleghi non glielo sanno spiegare che al suono della campanella devono entrare tutti in classe in maniera disciplinata?" rimuginava nella sua testa. Meno male che invece lei glielo aveva saputo spiegare bene ed era sicura di trovare i suoi alunni regloarmente seduti a ripassare la lezione. In fondo si trattava del latino e, grazie a Dio, non c'era da prenderla troppo alla leggera...
"Ragazzi, cosa ci fate ancora davanti alla porta?!" li fulminò con l'espressione più dura che le riuscì di trovare.
Si era illusa di avere vinto l'ardua battaglia per averli trovati in ordine una mezza dozzina di volte.
"Tutti in classe...!" Entrò quasi solenne cercando di recuperare un po' del terreno perduto. Salutò con freddezza e iniziò la predica.
"Niente, con voi è tutto fiato sprecato. Ma se non riesco a cavare un ragno dal buco nelle scicchezze, che speranza ho di farvi, ma che dico gente civile, cristiani...! Senza rispetto delle regole di civile convivenza, senza rispetto delle regole della scuola, non c'è nemmeno scuola! Qua non siamo al Viale Lido, siamo a scuola e pretendo un comportamento consono al luogo...! E non intendo più continuare questo discorso che ormai dovreste sapere a memoria!"
Sedette con tutta la dignità del caso e aprì il registro per interrogare.
"Speriamo che almeno abbiate studiato!"
Finalmente si era fatto un bel silenzio... Niente a che vedere con quello che ricordava lei quand'era ragazza, ma diciamo che si poteva accontentare... Il terrore di quelle interrogazioni, per fortuna, apparteneva ormai all'era giurassica come pure quella categoria di professori che, ne era sicura, dovevano essere tutti, o quasi tutti, dei sadici. Ora le interrogazioni erano semplicemente un momento di verifica e di rafforzamento della preparazione e costituivano un momento del percorso didattico, solo un po' più intenso... Almeno voleva sperarlo...! Ne interrogava quattro, così era sicura di poter fare almeno due interrogazioni per trimestre.
"Controlliamo questa traduzione... Uhm... scusami, Campisi, ma come mai hai tradotto "consulis" "al console", che caso è?
"Perchè? é dativo, giusto?"
"Singolare o plurale?"
"Singolare, giusto?"
"Di quale declinazione?"
Ci pensa su... ci pensa su... "Della seconda!"
"Bravo! Visto che qualche cosa te la ricordi? Solo che devi fare un po' d'ordine...! Le declinazioni le conosci, ma in ordine sparso...! Consul, consulis, ti dice niente?"
"Certo, professoressa: console, perchè, io come ho detto?"
"Come hai detto? Hai detto: al console..."
"E non è uguale?" "Pensi che se fosse uguale ti avrei corretto?"
"Boh, per me è uguale...!"
"Te lo chiedi, che se sono seduta su questa cattedra si è perchè dovrei sapere se è uguale o no?"
Non se lo chiedeva... E il problema vero non era che non se lo chiedevano ragazzini di quindici anni abituati ad avere sempre ragione e ad essere accontentati in tutto. "Papà, cammina a testa in giù...!" E il papà di cento chili si metteva a camminare sulle mani, anche a costo di fare splash come un palloncino pieno d'acqua che si schianta a terra. Perchè i figli, si sa, so' piezz'e core... Perciò non se lo chiedevano neanche i genitori.

1 commento:

  1. ou picciotti avemu a Naomi Campbell ca ni fa i sfilati o liceo ahahahahahah.....FAI RIDERE SEI UNA BUFFONA....o lava i panchini a chiesa dato ke 6 così devota...invece di perder tempo a scrivere queste baggianate...tanti saluti...il tuo "fan" numero uno con tanto tanto affetto :)

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