
Cominciamo la visita della città dalla Chiesa di Santa Venera, che si affaccia su piazza Teatro. Se viaggiate in macchina, vi consiglio di parcheggiare al Largo Baluardo, che si trova là vicino e di fare una breve passeggiata per raggiungerla.
Fu realizzata, su disegno dell’architetto Angelo Italia, a partire dal XVIII secolo. La facciata, costruita in pietra bianca da taglio, è composta da tre ordini che mostrano le influenze e gli stili dei vari periodi in cui furono realizzati. Ai lati dell’elegante portale settecentesco, si trovano due nicchie contornate da eleganti motivi barocchi con conchiglie nella parte superiore dell’incavo, mentre al centro notiamo una grande nicchia, sormontata da un timpano spezzato, dentro la quale è collocata la statua di Santa Venera, patrona della città.
L’edificio ha pianta a croce latina. L'interno si divide in tre navate con tre archi per lato. A sinistra dell’abside, si trova la cappella del Santissimo Sacramento, a destra la cappella, fatta costruire dal barone Vincenzo Astuto, dedicata alla Santa, che contiene una reliquia. La statua lignea dipinta e rivestita in lamine d’argento è di stampo napoletano e fu realizzata a Napoli tra il 1862 e il 1863, ad opera del catanese Emanuele Pugliesi Caudullo.
L'altare maggiore è dominato dal dipinto in tela Predica di Santa Venera, contornata da una pregevole cornice di forma ovale e di notevoli dimensioni, attribuita a Costantino Carasi.
Altri dipinti di rilievo sono quelli che raffigurano il Cristo risorto e la Madonna e le tele, provenienti dall’antica Avola, raffiguranti Santa Marta e i SS. Crispino e Crispiniano.
Notevole è il dipinto della Natività, di autore ignoto. Fu sicuramente opera di bottega a più mani, come si evince dalle differenze stilistiche dei volti e delle mani, realizzate certamente dal maestro, e dello sfondo, delle vesti e di altri particolari di minore rilievo, affidati invece agli allievi.
Il Bambino Gesù con le guance rosee e paffute, contornate dal ciuffo riccioluto, costituisce il fulcro della composizione. Il volto delicato e candido di Maria, dalle labbra sottili e dal tenue rossore delle guance, fa da contrappunto al volto marcato e scuro di Giuseppe. Anche le mani sono oggetto di uno studio meticoloso che, attraverso il linguaggio dei gesti, ci racconta l'intimo sentire dei personaggi. Le dita sottili di Maria, incrociate sul petto, svelano la fragilità della giovane donna che in tutta umiltà si affida totalmente a Dio, accettandone la volontà. La mano aperta di Giuseppe è un segno di accoglienza nei confronti di Maria e del Bambino, e quindi del progetto di Dio su di loro, nonchè dei Magi e dei pastori, venuti per adorare Gesù.
I volti e le mani dei personaggi della Natività mostrano notevoli somiglianze con le opere dei maestri dell'epoca del dipinto, così il candido viso di Maria, dai tratti morbidi e incorniciati dal velo si ritrova in molte opere siciliane del periodo. Come pure il gesto della mano sinistra di Giuseppe e le mani giunte del pastore in preghiera sono dettagli che caratterizzano i personaggi, soprattutto santi ed ecclesiastici, che tentano di avvicinarsi a Dio.

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