martedì 30 dicembre 2008

VACANZE DI NATALE


Belle davvero! Ho preso il virus intestinale e sono a letto col mal di stomaco. Sapete a proposito dell'oroscopo? Ho dovuto faticare parecchio ad entrare nel mio blog perchè si intromettevano siti di oroscopi senza invito...!

Per passare un po' di tempo a letto, ho acceso la tele, visto che sto proprio male, e ho visto il cantante Povia che raccontava una sua storia di quand'era ragazzo, quando fece un incidente stradale nemmeno tanto grave, durante il quale morì il suo migliore amico. Erano strafatti tutti e due e dice che lui ha capito là che non era quello il modo per vincere la noia.

Ora, certo, io non posso sicuramente capire l'esigenza dei ragazzi d'oggi di distruggere la vita a se stessi e ai propri genitori, nè ho la presunzione di possedere la ricetta giusta... ma è certo che i cosiddetti adulti dovrebbero, e sottolineo dovrebbero, domandarsi dov'è che stanno sbagliando.

Io lo dico sempre ai miei alunni: Prima di venirci voi a scuola ci dovrebbero venire i vostri genitori, non dico tutti, ma quasi. Innanzi tutto i genitori moderni sono tutti amici fraterni dei figli e molti si fanno chiamare addirittura per nome, come fosse un'offesa farsi chiamare mamma e papà, come comanda Dio; non possono insegnare l'educazione ai figli per due valide ragioni: 1° perchè dovrebbero sapere prima loro cos'è l'educazione e 2° perchè altrimenti perderebbero l'amicizia del pargolo, o erede che dir si voglia, motivo per cui i ragazzi non hanno regole, paletti, segnaletiche... chiamateli come volete. E' per questo che si smarriscono, perchè non hanno paletti indicatori. La colpa è sempre del sessantotto: si tirarono tante di quelle palle di neve al "sistema", come veniva chiamato, che provocarono una slavina che non cessa di rovinare a valle.

E se per caso qualche genitore ha il coraggio di alzare la voce, rischia di vedersi la voce coperta dal frastuono della nostra società...

Quanti rumori assordanti che non dicono nulla! Quante esigenze sciocche e superficiali sbandierate come indispensabili. E mi sembra di vedere realizzata la biblica torre di Babele...!

Parliamo senza capirci...! E' un vero manicomio dove ognuno accusa l'altro di non capire. E la tragedia è che non ci capiamo sul serio, perchè ognuno parla la lingua del proprio egoismo, dei propri privilegi che non devono essere scalfiti perchè ritenuti sacrosanti, anche se assurdi e iniqui.

lunedì 29 dicembre 2008

L'ANNO CHE FINISCE


Sono le sei del mattino e sono sveglia dalle quattro. Che posso farci? Sono una che dorme poco, in compenso ho tanto tempo per pensare e ho sentito in TV che l'uomo sta progressivamente perdendo questa capacità, per cause diverse. In ogni caso è vero che l'uomo fa di tutto per non pensare e ha perso il piacere di stare in intimità con se stesso, con le proprie emozioni, con i propri pensieri.
A me piace stare con me, grazie a Dio non soffro di solitudine, che pare sia la malattia più diffusa del nostro tempo. Ma amo anche stare in compagnia, perciò, quando voglio, sono una che sa aggregare, più che aggregarsi.
Ho sentito in TV, stanotte, che uno studente è entrato a scuola (credo negli Stati Uniti) e ha ucciso dieci studenti e che su internet impazzano i siti che parlano di tarocchi, magia e cose di questo genere, perchè, dicevano l'uomo non ha più certezze e le cerca.
Certo che l'uomo è combinato proprio male se cerca le certezze di cui ha bisogno nelle carte, negli oroscopi, che si sprecano in questo periodo di fine anno, e in chissà cos'altro ancora.
Io, per mia fortuna, una certezza ce l'ho e si chiama Gesù Cristo. E ho visto soffiare i venti sulla mia vita, straripare i fiumi e rovesciarsi tempeste e sempre ne sono uscita malconcia ma indenne. Dormo poco ormai, è vero, ma in compenso ho più tempo per fare tante cose, come questa di scrvere sul mio blog e, se il tempo lo permetterà, più tardi andrò a fare footing, con la mia amica d'infanzia Maria.
La mia infanzia... Già d'allora non è stata una passeggiata per me, con una mamma di diciassette anni. E pensare che io, a diciannove anni, non ero mai stata ancora fidanzata perchè cercavo l'amore vero, lei, invece, che l'amore vero lo aveva trovato a quindici anni, alla mia stessa età già aveva due figlie e neanche un briciolo di senso materno. Infatti con me ci giocava come con le bambole e mi metteva a dormire nel mezzo del lettone con il vestitino spampazzato tutto intorno, come si usava allora fare con le bambole. Ma per fortuna mia nonna aveva solo poco più di quarant' anni e fu felice di farmi da madre, quando la mia restò incinta di lì a poco per la seconda volta.

Sono cresciuta in campagna tra galline, conigli, maiali, mucche, cani, gatti, porcellini d'india...
Però non mi mancava l'uovo di giornata. Certe volte mia nonna me lo faceva bere caldo caldo, appena... sfornato dalla gallina, oppure lo scaldava tra la cenere. E il latte me lo faceva mungere nel bicchiere dal vaccaro che veniva a mungere le vacche la mattina col buio, e mi svegliava dal sonno per farmelo bere ancora caldo e con la schiuma...
Ricordo con tenerezza le mie colazioni di bambina... Se era estate mia nonna mi raccoglieva i fichi dal grande albero che sorgeva proprio dirimpetto alla piccola casa, all'alba, diceva, per essere freschi, oppure mi faceva un'insalata di limoni con acqua e olio bello abbondante, senza specificare che fosse extra vergine d'oliva, perchè non c'era se non quello di frantoio, e ci metteva dentro il pane raffermo che inteneriva nell'acqua acidulata dal limone... Sapori ormai perduti, altro che merendine....
Io non lo sapevo, ma Dio vegliava su di me. E' bello riandare con la memoria a quel tempo ormai lontano e sentire che ero parte di un disegno bellissimo, che non comprendevo e che spesso non comprendo ancora. E' bellissimo sapere che nulla è affidato al caso e che perfino i miei capelli sono tutti contati e che se non cade neanche un uccello dal cielo se Dio non lo vuole, quanto più la mia vita, poichè Gesù in persona mi ha assicurato che io valgo molto più di tanti uccelli.

domenica 28 dicembre 2008


TEMPO DI NATALE




Festa della Santa Famiglia. Stanotte è piovuto a dirotto e io ho ascoltato lo scroscio della pioggia sul tetto con un po' d'apprensione, come spesso mi succede quando c'è maltempo. Mi sono svegliata alle tre di notte e ho faticato parecchio a riaddormentarmi. A quell'ora di notte hai tanto tempo e tanto silenzio per seguire il filo dei tuoi pensieri, cosa non facile di giorno, quando i rumori e le mille cose da fare ti incalzano, spesso senza darti tregua.


Il mio pensiero è riandato alla notizia di cronaca ascoltata durante il giorno: una donna rumena, che abitava una grotta a Siracusa insieme con altri disgraziati, è morta di freddo, un altro patipene come lei è ricoverato in fin di vita all'Ospedale di Siracusa e il Sindaco ha ordinato di sgomberare tutte le grotte e di ricoverare questi disgraziati, udite udite, in conteiner o qualcosa di simile.


Che effetto fa ascoltare questo genere di notizie, non dico a noi italiani, noti in tutto il mondo per la nostra ospitalità e lo spirito di accoglienza, per il nostro calore e il senso di solidarietà, ma a noi che ci commuoviamo davanti al presepe, all'idea di un Bambino costretto a nascere in una grotta, anche lui, perchè non c'era posto tra la brava gente? A noi che andremo a messa stasera, a santificare questo giorno in cui celebriamo la Santa Famiglia di Nazaret.


Che relazione ha la nostra vita, quella che viviamo tutti i giorni, fatta, specie in questo tempo, di pranzi, di aggregazioni più o meno familiari, di giocate dove taluni sono disposti a perdere pure patrimoni, che relazione ha, dicevo, con la messa che celebriamo, con la parola che ascoltiamo, con l'"ero nudo e mi avete rivestito, affamato e mi avete dato da mangiare, forestiero e mi avete ospitato..."?


Io che, grazie a Dio, mi lascio inquietare dal Vangelo e avrei anche come ospitare qualche disgraziato che muore di freddo, vedo che non è facile fare il bene neanche per chi avrebbe la buona volontà di mettersi in gioco. Sempre, quando c'è tutto questo freddo, mi viene il desiderio di mettere in pratica il Vangelo che ascolto per non farmi cacciare tra i maledetti, quando verrà la mia ora, ma non trovo nessuno che mi aiuti a farlo, tra quanti ho cercato di coinvolgere.


venerdì 26 dicembre 2008

26 dicembre
Ricevimento dei genitori!
L'ora di ricevimento era un vero tour de force e, secondo lei, avrebbero dovuto pagarla il doppio, perchè i genitori le toglievano letteralmente la vita.
Esordivano così, inconsapevoli... Ma erano o ci facevano? questo era the problem...
Un giorno una signora sembrava davvero convinta:
"Veramente mia figlia mi ha detto che ha saputo rispondere a tutte le domande... Come si spiega questo quattro in latino?" Già, come si spiegava?
"Signora, le viene il dubbio che forse sua figlia non le ha detto la verità?"
"Impossibile! Mia figlia mi dice sempre la verità, perchè noi abbiamo un rapporto bellissimo e lei sa che a me può dire tutto...!"
" Quindi...? Sono io a dire le bugie... Signora, mi scusi, ma perchè manda ancora sua figlia a scuola? Perchè perdere tutto questo tempo inutilmente... Sua figlia il latino lo sa meglio dell'insegnante e si sa valutare ancora meglio... Facciamo così... Lei mi comunica il voto che si merita, anche per telefono, ed evitiamo di farci il sangue cattivo reciprocamente... Mi sembra una soluzione ragionevole, non crede?"
La signora non si rassegnava tanto facilmente e lei si rendeva conto di dover affrontare un'impresa ardua.
Dopo, ci rideva da sola come una matta, ma sul momento davvero rischiava di farsi venire l'ulcera...! Perchè i genitori erano disposti a ricorrere a tutti gli espedienti pur di far salire di qualche punto il voto dei figli. A tutto... tranne a fare l'unica cosa giusta: esercitare l'autorità che il ruolo richiede e al quale sono chiamati, e non ad avere questo rapporto amicale, malato, riconducibile alla diffusa sindrome di Peter Pan da cui è affetta la nostra società.
Una volta una coppia di genitori, convinta, a ragione, di contare nella società e, quindi, di non poter accettare che la figlia portasse un cinque in pagella in mezzo a tanti sette (chissà se tutti meritati), pensò di avere trovato la strategia vincente e la povera prof. fu presa in mezzo a un fuoco incrociato. Un giorno squillò il telefono ed era sua sorella:
"Senti, Lucia, non te la prendere a male, ma non ho potuto fare a meno di disturbarti..."
"Ma che stai dicendo, ti sei scordata che sei mia sorella...?"
"No, è che qui c'è la maestra di mio figlio e ha tanto insistito che non ho potuto fare a meno di chiamarti... Io non ti voglio pressare più di tanto, perchè gliel'ho detto che tu raccomandazioni non ne accetti neanche dalle tue sorelle..."
"E chi sarebbe la maestra del bambino?"
"E' la mamma di una tua alunna... Si chiama *** ... La maestra dice che te lo può garantire lei che sua figlia la lezione l'aveva studiato benissimo, forse si è emozionata perchè è timida, o forse non ha capito bene le domande...
"Sorellina, io posso credere senz'altro alla sua parola, ma il problema è che sua figlia deve dimostrare di avere studiato e di conoscere la lezione non solo a me, ma ad altri venticinque compagni. Purtroppo, anche se mi dispiace moltissimo farti una negativa, non posso rinunciare al piacere di guardarmi tutte le mattine allo specchio senza arrossire, nè a quello di entrare in classe a testa alta."
Quelli non avevano demorso. Tempo qualche giorno e si sentì chiamare in presidenza. "Cosa sarà?" si chiedeva incuriosita. Si presentò sollecitamente perchè non le piacevano le spade di Damocle.
"Professoressa, si accomodi", il preside era addirittura deferente, solo che c'erano, già accomodati, i genitori di quella sua cara alunna, maestra lei, architetto di grido lui. Molto contrariata si sedette e dovette sorbirsi i tentativi dapprima benevoli del papà, poi sempre più minacciosi della mammina di far lievitare quel maledetto cinque. Ma lei era un osso troppo duro da masticare e non ci fu verso di farle cambiare idea.
La ragazzina dovette sbracciarsi per bene e mettersi a studiare sul serio e alla fine dell'anno il sette tanto agognato fu tutto suo. Ma non fu ringraziata affatto, anzi non solo non andarono più all'ora di ricevimento, ma addirittura la guardavano in cagnesco quando la incontravano.
Povera scuola, che fine aveva fatto!
PRANZO DI NATALE
Ho pranzato al ristorante con mio marito e uno dei miei due figli. Ho trascorso un bellissimo giorno e mi sono voluta tanto bene, perchè sono la persona migliore e più simpatica che mi sia riuscito di trovare, quella che mi capisce più di tutti e che, se sbaglio, non si sogna neanche di condannarmi a morte, anzi mi trova tutte le attenuanti.
Si, sono proprio la mia migliore amica e mi merito un bacione grosso così! Licia, auguroni di tutto cuore!
Mi sono fatta un regalo meraviglioso: due tende stupende in bisso di lino ricamate a mano al Quattrocento che metterò nel mio salone. Sono proprio un'opera d'arte!
Come mi piace trattarmi bene e circondarmi di cose belle...! Mi fa stare proprio bene...! Volermi bene mi fa stare bene, proprio bene...!
Non è stato facile per me imparare la lezione, perchè sono caparbia e non mi adeguo facilmente alla realtà, ma finalmente ho capito e sono diventata più docile, più flessibile, io che ero "mi spezzo, ma non mi piego", sono diventata "caliti juncu ca passa 'a cina ( la piena )".
Mi ricordo i pranzi di Natale della mia giovinezza, quando a casa mia nella sala da pranzo non ci stavamo tutti: tutti i fratelli di mio padre ( che era il terzo di sei fratelli ), con le loro famiglie, e mia madre non temeva di aprire la sua casa con tutti quei bambini in giro, e ci cominciava la mattina presto a preparare il pranzo e ci butta giù dal letto presto a me e a mia sorella per farsi aiutare, e a noi, che pure eravamo ragazze e si sa i giovani non hanno troppa voglia di lavorare, non ci passava neanche per l'anticamera del cervello di protestare...
E poi si arrivava al momento più atteso, quello dei dolci che avevamo preparato giorni prima... Io impazzivo per i mustazzola ripieni, impastati col vino cotto e riempiti di una farcia strordinaria fatta di noci, fichi secchi e chissà cos'altro ancora... Era mia zia Rosa la più brava. Sì, perchè al momento dei dolci era una gara a chi li aveva preparati più buoni.
E ancora oggi che i dolci si comprano al supermarket, (o dovrei dire al centro commerciale, ora che se n'è aperto uno che lascia i supermercati vuoti?) si dice ( chi se lo ricorda ancora ) "scrusciu ri catta senza cubaita" per indicare un'aspettativa frustrata. Oggi teniamo più alle case ordinate e senza i danni fatti dai bambini che alla famiglia riunita, anche perchè, diciamocelo onestamente: chi si ricorda più cos'è una famiglia?
La famiglia era quel posto dove si stava bene perchè ci si sentiva al sicuro, protetti, fra gente che ti voleva bene...
E oggi io mi sento fortunata perchè ho trovato me stessa a volermi bene... E non sto dicendo un'eresia, perchè se fosse facile volersi bene non ci sarebbe tanta gente che si distrugge la vita in tanti modi, anche i più assurdi e disparati.
E il mio non è stato un cammino facile, ci ho sofferto incredibilmente e mi sono accusata in modo feroce di non essere quella che gli altri avrebbero voluto, prima di arrivare a questo punto...
Ma ora mi trovo stupenda, perchè piaccio a mio Padre, a Dio...
A Lui piaccio così come sono e non mi accusa mai di non essere quella che non sono... e se non sono ancora come Lui mi vede già da..."grande", so che ride dei miei errori come io ridevo di quelli dei miei figli piccoli, e che non ha fretta di vedermi "grande", perchè un padre gioisce dei figli piccoli e sa che, se sbagliano è perchè ancora non capiscono...
Come sto bene a non dovermi difendere...
Sì, anche per me è nato il Salvatore!

NATALE 2008

Questo l'ho fatto io con la pasta al mais.


E' incredibile, se non lo vedessi con i miei stessi occhi, non ci crederei, ma è proprio così: è di nuovo Natale!
Natale: che assurdo, meraviglioso mistero! Non lo capisco bene, anzi quasi per niente, ma è COSì CONSOLANTE!
Io non sono sola, anzi non lo sono mai stata nè lo sarò mai, ho Uno dalla mia parte, Uno su cui contare, di cui potermi fidare, fidare, fidare...! Uno che si chiama "Dio con noi", Emanuele.
Una notizia così...! come non condividerla?
Stanotte sono stata alla veglia... Non volevo andarci perchè non reggo le veglie, ma poi il sacerdote nella messa della domenica ha ricordato che ci son tre veglie da non perdere: Natale, Pasqua e Pentecoste. Dio non ha problemi di sonno o veglia, ma ha scelto la notte per entrare nella storia, per incontrare gli uomini: non ho voluto rischiare: e se avesse voluto incontrarmi e io non c'ero? E difatti mi voleva parlare: "E l'angelo disse ai pastori : Oggi è nato per voi un salvatore!" Che gioia, un salvatore tutto per me! Se avessi scelto di dormire mi sarei perso il regalo più bello di questo Natale! Ma quello che non capisco è il motivo per cui quasi nessuno vuole conoscere questa incredibile, meravigliosa verità. In classe ho un ragazzino affetto da una gravissima malattia genetica: ha solo quindici anni, ma è costretto su una sedia a rotelle e dipende dagli altri per tutte le sue esigenze, anche le più elementari. Io insegno latino, lui, poverino, vorrebbe seguire come tutti gli altri, ma onestamente: non sono altre le risposte che cerca? Ora, di risposte del tipo che gli risulterebbero utili, se non esaurienti, a scuola non se ne devono dare, perchè rischio di essere chiamata in presidenza per un richiamo informale, ma non per questo meno perentorio: mi limiti a parlare di latino, chè gli altri argomenti di cui mi piace parlare sono stupidaggini che non interessano nessuno.
Signor preside mi permetta di dissentire, gli ho risposto in più di una occasione ma invano, ma quelle che per lei sono stupidaggini, e di ciò mi dolgo per lei, non lo sono affatto per altri, tra cui io. Ci sono situazioni in cui una persona vuole delle risposte serie alla sua vita, e la scuola non può girarsi dall'altra parte. A parole si dice che la scuola non può essere scollegata dalla vita, ma s'intende dalla vita materiale, quella che riguarda l'aspetto economico, lavorativo, edonistico... come se l'uomo fosse un animale senz'anima...! E poi ci lamentiamo se l'uomo è diventato un animale, e dei più feroci...! Ma l'uomo ha un'anima che va coltivata almeno quanto il corpo, perchè è tanto più importante del corpo! Ne vuoi una conferma? Come si spiegano i tanti suicidi di gente che ha tutto per essere felice? E' semplice: ha tutto ciò che può soddisfare il corpo, ma niente di quello che soddisfa lo spirito. E io sono arciconvinta di una cosa: la scuola si disinteressa, ahimè, della persona, e per giunta della persona giovane, ma solo perchè non conosce le risposte. Infatti questo tipo di risposte non si trova sui libri, ma può essere trovato solo nella fede, e oggi questa è merce rara. Un giorno facevo supplenza in una classe e io di solito invito gli alunni a fare discussione su un argomento di loro scelta. Una ragazza mi disse che aveva un argomento di cui voleva discutere, ma era convinta, mi disse, che io non fossi la persona adatta a darle le risposte che cercava. " Come lo sai?", le dissi, "Tentare non nuoce!" E lei: "Perchè Dio permette il male?"
Signor Preside, mi scusi, ma lei cosa avrebbe risposto? Azzardo una sua risposta? "Dio non esiste." Bene. Allora io le chiedo: Che cos'è il male e perchè ha tanto spazio nella nostra vita? Perchè ci sentiamo di essere indifesi in sua balia e come ci possiamo difendere? Bastano a difenderci i nostri genitori? O piuttosto non capita troppo spesso che ci dobbiamo difendere anche da loro? Forza, Preside, risponda, please...!
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20 dicembre

Lezione di latino

La campanella era suonata da diversi minuti. I ragazzi aspettavano l’insegnante bivaccando nei corridoi o chiacchierando animatamente tra i banchi facendo gazzarra, come fosse la cosa più naturale di questo mondo…! Il colpo d’occhio non era terribile, c’era vita… Ma non era esattamente l’idea che lei, la prof., aveva della scuola: luogo altamente educativo, deputato ad insegnare, almeno, le regole più elementari della civile e umana convivenza.
Lei, la prof., incedeva svelta nel corridoio, facendo lo slalom, elegante e curata fin nei particolari. Anche nell’abbigliamento, lei, andava controcorrente: da quando aveva oltrepassato la boa dei cinquanta, aveva smesso i tailleurs e vestiva giovanile senza rinunciare ad essere signorile, pensando di dover fare onore, anche così, alla sua categoria. Evidentemente questa sua visione era poco condivisa dalle sue colleghe che invece, almeno la gran parte, viste da dietro, non si distinguevano dalle loro allieve: jeans e maglietta o maglione secondo la stagione, scarpe da tennis e tutto il resto.
Fino all’incredibile ombelico scoperto della collega cinquantenne…
Ma santo Iddio, come facevano tutti quanti a restare indifferenti…?! Lei, almeno nelle sue reazioni, aveva conservato la foga dei suoi quindici anni: prima agiva e dopo pensava…! Così le era uscita naturale l'interrogativa retorica : " Ma cos'hai, la pancia di fuori pure tu?"
La collega aveva tirato dritto senza neanche replicare, ma lei non ci aveva trovato soddisfazione e aveva commentato con le altre colleghe :
"Dico, ma stiamo diventando tutti pazzi? Ma avete visto Luisa con la pancia di fuori, come le ragazze?"
"Ma che te ne frega?" era stato il commento più interessato, "Fatti i fatti tuoi, perchè ti devi fare malvolere?".
Lei, se possibile, si era accalorata ancora di più .
"Io non capisco come fate. Ma poi come possiamo dire alle ragazze di vestirsi in maniera consona al luogo?!"
"E tu non glielo dire...! Ma che t'importa? Fatti gli affari tuoi e vivi in pace...!"
No, lei non riusciva proprio a farsi gli affari propri, nè tantomeno riusciva a capire come ci riuscissero tutti quanti. Veramente non riusciva a capire tante cose, lei. Per esempio, come si era arrivati a poter andare in giro seminudi, e non solo le ragazze, che avevano rotto tutti gli specchi e non si accorgevano, spesso, di mostrare cose che sarebbe stato meglio nascondere, ma anche le donne mature e perfino vecchie.
Lei non era Matusalemme, porca miseria, e si ricordava bene non solo che il pudore era stato un sentimento condiviso, ma addirittura che c'era stato un reato che si chiamava "Offesa al comune senso del pudore"... Ma che fine aveva fatto quel reato?
Veramente c'erano troppe cose che non si sapeva che fine avessero fatto, tipo: buon gusto..., buon senso..., vergogna..., coscienza..., retta coscienza..., indignazione... ...
Già, indignazione... Dov'era finita questa parola? Veramente, a pensarci bene, non è che fosse stata tolta dal vocabolario, solo che aveva cambiato senso... L'accezione più comune del termine indica il senso di sdegno suscitato da uno spettacolo, appunto, indegno..., tipo un'ingiustizia alla quale si assiste... Ora, invece, ci si sdegnava solo quando si veniva richiamati (non oso neanche dire rimproverati)... Correggere gli errori non era più possibile, e addirittura era diventata un'impresa anche correggere gli errori di latino... Se non ci fosse stato da piangere, ci sarebbe stato da ridere...!
"Tutti 'sti ragazzi nel corridoio...! Ma i colleghi non glielo sanno spiegare che al suono della campanella devono entrare tutti in classe in maniera disciplinata?" rimuginava nella sua testa. Meno male che invece lei glielo aveva saputo spiegare bene ed era sicura di trovare i suoi alunni regloarmente seduti a ripassare la lezione. In fondo si trattava del latino e, grazie a Dio, non c'era da prenderla troppo alla leggera...
"Ragazzi, cosa ci fate ancora davanti alla porta?!" li fulminò con l'espressione più dura che le riuscì di trovare.
Si era illusa di avere vinto l'ardua battaglia per averli trovati in ordine una mezza dozzina di volte.
"Tutti in classe...!" Entrò quasi solenne cercando di recuperare un po' del terreno perduto. Salutò con freddezza e iniziò la predica.
"Niente, con voi è tutto fiato sprecato. Ma se non riesco a cavare un ragno dal buco nelle scicchezze, che speranza ho di farvi, ma che dico gente civile, cristiani...! Senza rispetto delle regole di civile convivenza, senza rispetto delle regole della scuola, non c'è nemmeno scuola! Qua non siamo al Viale Lido, siamo a scuola e pretendo un comportamento consono al luogo...! E non intendo più continuare questo discorso che ormai dovreste sapere a memoria!"
Sedette con tutta la dignità del caso e aprì il registro per interrogare.
"Speriamo che almeno abbiate studiato!"
Finalmente si era fatto un bel silenzio... Niente a che vedere con quello che ricordava lei quand'era ragazza, ma diciamo che si poteva accontentare... Il terrore di quelle interrogazioni, per fortuna, apparteneva ormai all'era giurassica come pure quella categoria di professori che, ne era sicura, dovevano essere tutti, o quasi tutti, dei sadici. Ora le interrogazioni erano semplicemente un momento di verifica e di rafforzamento della preparazione e costituivano un momento del percorso didattico, solo un po' più intenso... Almeno voleva sperarlo...! Ne interrogava quattro, così era sicura di poter fare almeno due interrogazioni per trimestre.
"Controlliamo questa traduzione... Uhm... scusami, Campisi, ma come mai hai tradotto "consulis" "al console", che caso è?
"Perchè? é dativo, giusto?"
"Singolare o plurale?"
"Singolare, giusto?"
"Di quale declinazione?"
Ci pensa su... ci pensa su... "Della seconda!"
"Bravo! Visto che qualche cosa te la ricordi? Solo che devi fare un po' d'ordine...! Le declinazioni le conosci, ma in ordine sparso...! Consul, consulis, ti dice niente?"
"Certo, professoressa: console, perchè, io come ho detto?"
"Come hai detto? Hai detto: al console..."
"E non è uguale?" "Pensi che se fosse uguale ti avrei corretto?"
"Boh, per me è uguale...!"
"Te lo chiedi, che se sono seduta su questa cattedra si è perchè dovrei sapere se è uguale o no?"
Non se lo chiedeva... E il problema vero non era che non se lo chiedevano ragazzini di quindici anni abituati ad avere sempre ragione e ad essere accontentati in tutto. "Papà, cammina a testa in giù...!" E il papà di cento chili si metteva a camminare sulle mani, anche a costo di fare splash come un palloncino pieno d'acqua che si schianta a terra. Perchè i figli, si sa, so' piezz'e core... Perciò non se lo chiedevano neanche i genitori.