mercoledì 18 gennaio 2012

IL TEATRO GIUSEPPE GARIBALDI




Usciti dalla Chiesa di Santa Venera, sulla destra, proprio all'angolo della piazza, vedrete fare bella mostra di sè il Teatro Comunale Giuseppe Garibaldi. La costruzione fu deliberata nel 1872, con sindaco Gubernale: di lì a poco fu posta la prima pietra. Fino ad allora, ad Avola, venivano adibiti a teatro dei magazzini di Stato, siti in via Manin di fronte alla chiesa della SS Annunziata. In quegli anni vennero costruiti anche la Pretura ed il Municipio. Progettati dall'ingegnere Salvatore Rizza, occuparono l'area dell'ex convento di San Domenico, che comprendeva buona parte di un isolato intraesagonale. Nel novembre del 1875 furono ultimati i lavori del teatro,che in ordine di tempo, fu secondo a quelli di Noto e Modica. Fu eretto in poco più di tre anni, dimostrando un'efficiente azione amministrativa ed una valida operatività professionale degli ingegneri, direttori dei lavori, Salvatore Rizza e Fortunato Querian. Era ricco di decorazioni ed ornato da pitture nella sala d'aspetto e nel salone. Il telone era opera di Gregorio Scalia, gli ornati e le dorature di Giovanni Basile e figlio, le scene dei pittori Mario Scribani, Lepoldo Galluzzi e Luigi Masi, tutti e tre scenografi del San Carlo di Napoli.
Il teatro fu costruito su un area di 493 mq, presenta una pianta rettangolare, ha un prospetto di 17 m e lati di m 29; il prospetto ha un corpo centrale avanzato, costituito nel pianterreno da tre archi a pieno centro, sorretti da 4 piloni dorici ed al piano superiore, da 5 finestre con piloni d'ordine corinzio. Lo stile è quello dell'epoca, il neoclassico.
Aveva una capienza di 348 posti, ma nelle serate di gala poteva ospitare anche 424 spettatori.
Venne inaugurato il 20 Aprile del 1876, sotto la sindacatura di Francesco Azzolini, con la "Ruy Blas" di Filippo Marchetti, con la compagnia lirica di Pasquale Mascia e con prima donna Carolina Soverni.
Il 2 giugno 1882, alla notizia della morte di Giuseppe Garibaldi il teatro prese il suo nome .

martedì 17 gennaio 2012

LA CHIESA DI SANTA VENERA


Cominciamo la visita della città dalla Chiesa di Santa Venera, che si affaccia su piazza Teatro. Se viaggiate in macchina, vi consiglio di parcheggiare al Largo Baluardo, che si trova là vicino e di fare una breve passeggiata per raggiungerla.
Fu realizzata, su disegno dell’architetto Angelo Italia, a partire dal XVIII secolo. La facciata, costruita in pietra bianca da taglio, è composta da tre ordini che mostrano le influenze e gli stili dei vari periodi in cui furono realizzati. Ai lati dell’elegante portale settecentesco, si trovano due nicchie contornate da eleganti motivi barocchi con conchiglie nella parte superiore dell’incavo, mentre al centro notiamo una grande nicchia, sormontata da un timpano spezzato, dentro la quale è collocata la statua di Santa Venera, patrona della città.
L’edificio ha pianta a croce latina. L'interno si divide in tre navate con tre archi per lato. A sinistra dell’abside, si trova la cappella del Santissimo Sacramento, a destra la cappella, fatta costruire dal barone Vincenzo Astuto, dedicata alla Santa, che contiene una reliquia. La statua lignea dipinta e rivestita in lamine d’argento è di stampo napoletano e fu realizzata a Napoli tra il 1862 e il 1863, ad opera del catanese Emanuele Pugliesi Caudullo.
L'altare maggiore è dominato dal dipinto in tela Predica di Santa Venera, contornata da una pregevole cornice di forma ovale e di notevoli dimensioni, attribuita a Costantino Carasi.
Altri dipinti di rilievo sono quelli che raffigurano il Cristo risorto e la Madonna e le tele, provenienti dall’antica Avola, raffiguranti Santa Marta e i SS. Crispino e Crispiniano.
Notevole è il dipinto della Natività, di autore ignoto. Fu sicuramente opera di bottega a più mani, come si evince dalle differenze stilistiche dei volti e delle mani, realizzate certamente dal maestro, e dello sfondo, delle vesti e di altri particolari di minore rilievo, affidati invece agli allievi.
Il Bambino Gesù con le guance rosee e paffute, contornate dal ciuffo riccioluto, costituisce il fulcro della composizione. Il volto delicato e candido di Maria, dalle labbra sottili e dal tenue rossore delle guance, fa da contrappunto al volto marcato e scuro di Giuseppe. Anche le mani sono oggetto di uno studio meticoloso che, attraverso il linguaggio dei gesti, ci racconta l'intimo sentire dei personaggi. Le dita sottili di Maria, incrociate sul petto, svelano la fragilità della giovane donna che in tutta umiltà si affida totalmente a Dio, accettandone la volontà. La mano aperta di Giuseppe è un segno di accoglienza nei confronti di Maria e del Bambino, e quindi del progetto di Dio su di loro, nonchè dei Magi e dei pastori, venuti per adorare Gesù.
I volti e le mani dei personaggi della Natività mostrano notevoli somiglianze con le opere dei maestri dell'epoca del dipinto, così il candido viso di Maria, dai tratti morbidi e incorniciati dal velo si ritrova in molte opere siciliane del periodo. Come pure il gesto della mano sinistra di Giuseppe e le mani giunte del pastore in preghiera sono dettagli che caratterizzano i personaggi, soprattutto santi ed ecclesiastici, che tentano di avvicinarsi a Dio.

domenica 15 gennaio 2012

VIAGGIO IN AUTO.

Viaggiare in auto è un'avventura seria. Io e mio marito ci perdiamo sistematicamente. Il navigatore, poi, è un vero incubo. Non riusciamo proprio a capirci, lui e noi, ed è un altro motivo di litigio fra me e mio marito. Lui non lo sopporta proprio e pretende che io gli faccia da navigatore. Eravamo a Torino con la macchina di nostro figlio e volevamo fare un piccolo tour. Prima tappa: Avigliana.
I vialoni enormi di Torino, per noi provincialotti, abituati al massimo alle due corsie, erano il caos puro. Mio marito, che in macchina si confonde facilmente di suo, non faceva che girare e rigirare per ritrovarsi allo stesso punto: Abbiamo sbagliato! Sbagliava sempre svincolo. Una dannazione! Al colmo dell'esasperazione gli urlai di fare guidare me e lui, poverino, per amore di pace mi cedette rassegnato la guida. Era veramente un'impresa districarsi in quel caos di uscite a destra, a sinistra, semafori, doppie corsie, triple corsie, direttrice principale, secondaria... Per non venire meno all'impegno di non sbagliare andavo cauta e piano, fermandomi a leggere attentamente tutte le indicazioni stradali, al contrario di mio marito che, sentendosi incalzato dalle macchine, evitava di soffermarsi troppo, col risultato di sbagliare la direzione. Mi vidi accostare da una macchina, guardai per vedere cosa voleva il conducente e :"Tanto non te la dànno!", mi esclamò soddisfatto. Quello stronzo! Si riferiva alla patente, ma lo capii dopo un poco. Imperterrita guardavo piano e con calma tutte le indicazioni, e chissà quanti improperi mi vennero mandati, ma ottenni il risultato sperato, alla loro faccia: eccola là, direzione Avigliana.
Stanca dell'impresa, mi fermai al primo autogrill: pipì e caffè. E cambio di guida.
Aaah, e adesso riposo! Riprendemmo la marcia, non sono tanti chilometri, una mezz'oretta circa. Potevo rilassarmi. Ben presto il segnale atteso: BENVENUTI AD AVIGLIANA. Entrammo ad Avigliana e scoprimmo che bisognava parcheggiare fuori dal centro storico. Veramente dove c'era il parcheggio sembrava periferia, ma carina abbastanza: giardinetti, belle vie, rotatorie, sensi obbligati a destra, a sinistra... Lo vedemmo quasi subito il parcheggio. Ma per arrivarci? Era al di là di uno spartitraffico e non riuscivamo a vedere come conquistarlo. Prendemmo il senso obbligato sulla destra, la direzione in cui, come un miraggio, vedevamo il parcheggio. Ma ci portò lontano, verso l'esterno, sulla statale. Non ci scoraggiammo e tornammo indietro. Stavolta prendemmo il senso obbligato sulla sinistra, sembrava quello sbagliato, ma se non è la destra, deve essere per forza la sinistra. Mamma mia! Ci eravamo persi! "Fermati!" urlai a mio marito, "dove stai andando?" "E che ne so?" mi riurlò. "Disgraziati! Delinquenti!" Se la prendeva con quelli delle indicazioni stradali, ma stavolta aveva proprio ragione lui. Ne dovevo convenire. "Non lasciamoci rovinare la vacanza, dai. Torniamo indietro!" Tornammo indietro. Il parcheggio era a due passi, proprio là, ma c 'era lo spartitraffico, il senso vietato e la via dritta era preclusa. Un raptus. Prese il senso vietato e parcheggiò soddisfatto. "Ma che cavolo fai?" gli grido, "non l'hai visto il senso vietato?" "L'ho visto, ma secondo te cosa dovevo fare, girare in tondo?" Neanche il tempo di ribattere che...Taft...! Jella nera.
Ci stavano seguendo! Sicuro che ci seguivano. Non poteva essere una coincidenza. Secondo me ci facevano la posta. Aspettavano che il topo cadesse in trappola. Avevamo appena parcheggiato, il motore ancora acceso e due vigilesse si affiancarono alla nostra auto. Scesero soddisfatte, sì, sembravano soddisfatte davvero. Ci chiesero i documenti. Poi con indifferenza marcata: "Non avete visto il senso vietato?" "L'abbiamo visto, eccome! Ma per venire a parcheggiare, dovevo volare?" s'informò mio marito. "Non c'è bisogno", rispose una delle due. "Non la vede l'indicazione di parcheggio là in fondo?" "Là, dove?" "Laggiù in fondo! Si vede chiaramente!" "Chiaramente non direi. Solo chi lo sa va a guardare là in fondo! "Effettivamente non è facilissimo, ma se guardava bene...!" In breve: 38 Euro. La giornata rovinata. Non abbiamo neanche una foto di quella graziosissima cittadina perchè dimenticammo tutto in macchina, col nervoso. Ce ne accorgemmo al momento di scattarne una, ma siccome la macchina era a qualche chilometro di distanza e tutto in salita perchè il centro era interdetto al traffico, abbiamo affidato i ricordi alla nostra memoria. Avigliana è proprio una cittadina medievale ancora viva, con le strade e gli edifici lasciati tal quale e pieni di suggestione. C'era stato pure il Palio e le strade conservavano ancora i festoni con le insegne dei quartieri e le incitazioni di parte. Ma mio marito, che pure è un appassionato di città medievali, proprio non riusciva a superare il fattaccio. Neanche le mie esortazioni e i miei incoraggiamenti sortivano il benchè minimo effetto. Alla fine decidemmo di tornare alla macchina, ma per altra strada, questa volta, con la speranza che fosse meno impervia. Ci immettemmo in una strada che ci sembrava più agevole, non conoscevamo il percorso, ma la cittadina era piccolina, non ci potevamo perdere! Agevole era agevole, ma la prendeva proprio alla larga, mooolto alla larga. Andammo a finire fuori città, sulla statale, fra macchine in corsa e senza marciapiedi. Avremmo dovuto tornare indietro, ma eravamo stanchi, troppo stanchi. Speravamo solo di essere vicini alla macchina ormai. La macchina! Un incubo e un miraggio. Ma non potevamo prendere il treno? o un pullman? Ma Avigliana è servita da treno e pullman? Mah!
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Un altro po' di storia.

Se visitate da turisti la nostra bella Avola, resterete ammirati dalle nostre strade piane, larghe e diritte, fiancheggiate da bei palazzi liberty. I Notinesi, ma loro amano farsi chiamare Netini, perchè fa più chic, invece hanno un bel Corso, ma poi quasi tutte le loro strade sono strette, curve, in salita, in discesa...
E c'è un motivo. Intanto chiariamo che Avolesi e Netini ci troviamo a soli 8 Km di distanza e questo la dice lunga sui nostri reciproci rapporti. Be', c'è del campanilismo tra di noi.
Chiariamo: i Netini si sentono nobili (ma un po' lo sono davvero) e gli avolesi sono cafoni, nel senso di contadini, e un po' lo sono davvero in tutti e due i sensi.
E cerchiamo di capire partendo dalla storia, cioè dalle nostre radici, sennò non possiamo capire niente.
Mio padre, ch'era un amante della Storia in generale e di quella locale in particolare, amava raccontare che quando vennero gli Arabi nelle nostre contrade, com'era loro costume, cercarono di addomesticare i popoli indigeni con offerte varie di marchesati, baronie, principati... al fine di limitare i contrasti, le spese di guerra e le perdite di uomini. Non erano degli stupidi, gli Arabi. E se rispolverassimo un po' di storia, rivedremmo sicuramente alcuni dei nostri convincimenti più radicati a proposito dei nuovi invasori. I Netini furono più furbi. Mio padre diceva che calarono le brache di fronte al nemico. Gli Avolesi vendettero cara la pelle e l'onore. Lui ne era orgoglioso. Ma i Netini si videro assegnare uno dei tre Valli nei quali gli Arabi divisero la Sicila: il Val di Noto, appunto, e gli Avolesi furono subissati da tasse e orpelli vari. La loro vita fu molto dura e dovettero penare per guadagnarsi la vita e qualche posto di responsabilità.
Se fate un giro ad Avola e a Noto, l'architettura delle due città vi mostrerà la differenza, ma i motivi di questa differenza bisogna pur conoscerli: noi siamo frutto del nostro passato. Che bisogna conoscere. Per far emergere un po' di sano orgoglio, chè di questi tempi non guasta..
E veniamo alla differenza.
Intanto la scelta del sito la dice lunga: gli Avolesi siamo molto più pragmatici, forse un po' troppo, perchè un po' di poesia, ch'è arte, dà il giusto tocco alla vita.
I Netini, scesero un po' a valle, ma non troppo, preferirono restare arroccati, da nobili par loro, e non badare troppo alla scelta del sito, che non è dei migliori dal punto di vista geologico nè da quello agricolo. Noi Avolesi demmo la priorità ad altri argomenti. Non ultimo la facilità delle vie di comunicazione: pensavamo già al commercio, evidentemente. E difatti, Avola si trova proprio all'uscita dell'autostrada Siracusa-Gela, Noto, se ti azzardi a raggiungerla tramite autostrada, ti serve un cane cerneco per uscirne. Ma se esci ad Avola e prosegui sulla strada statale per Noto, in 10 minuti ci sei. Capito l'antifona? E difatti, visto che passi per Avola, una sosta per visitare la patria del Nero d'Avola e della Mandorla Avola, la più pregiata e saporita in assoluto, s'impone. Ah, sapevate che i Notinesi l'hanno ribattezzata "Mandorla di Noto"? Ma si può? L'altra volta, a questo proposito, quasi litigavo con un netino doc. Scherzo! Ma non troppo.
Le altre differenze? Alla prossima!

venerdì 13 gennaio 2012

AVOLA AGLI AVOLESI: UN PO' DI STORIA.

Avola è la bella cittadina nella quale sono nata. Io la trovo incantevole. La sua posizione geografica, tra i monti e il mare, secondo me è superlativa. Che bravi i miei antenati a posizionarla così!
Quando faccio footing sul lungomare, mi soffermo a guardare il paesaggio con gli occhi del turista, che lo vede per la prima volta: che mare spettacolare, che costa suggestiva, che insenature invitanti, che promontori prepotenti...
Quando i miei concittadini, scampati allo spaventoso terremoto del 1693 che distrusse tutta la Sicilia Orientale, si trovarono davanti al doloroso dilemma se ricostruire Hybla sul sito distrutto o cercarne un altro più sicuro, non ebbero dubbi: un altro! Ma più ameno, con terreni fertili per l'agricoltura, più vicino al mare che ammiccava loro da lontano con maliziosi luccichii, quando i loro sguardi lo incrociavano dalle sommità dell'Aquilone. Il mare, che avrebbe garantito loro un clima più mite e un'altra fonte di reddito. Ma allora non pensavano certo al turismo!
Il Principe che la governava, Niccolò Pignatelli, non si lasciò abbattere dall'evento e prese in mano la situazione. Convocò il popolo sbandato e lo incitò alla speranza: avrebbero ricostruito Abola con tutti i criteri di una città moderna, con una bella pianta, con strade grandi e grandi piazze...!
Quasi lo sento: "Coraggio e a valle!"
Diede l'incarico di tracciarne il progetto ad un grande architetto, Angelo Italia, che era anche un frate: per questo ci sono tante chiese ad Avola. Il nostro Principe si raccomandò pure a Nostro Signore per la buona riuscita della nostra città.
Frate Angelo ideò una città a pianta esagonale: una piazza grande al centro, dominata dalla chiesa Matrice, e attaversata a croce dai due corsi principali, oggi Corso Garbaldi, che l'attraversa secondo una direttice mare-monti, e Corso Umberto 1°, che l'attraversa secondo la direttrice Siracusa-Noto. I due Corsi principali sono interrotti ciascuno da due belle e grandi piazze che incastonano ciascuna una chiesa: San Giovanni verso Siracusa e Sant'Antonino verso Noto, Santa Venera verso il mare e Sant'Antonio verso i monti. Sì, ad Avola ci sono cinque belle e grandi piazze. Difficilmente ho visitato città con piazze così belle e così grandi, con strade cosi larghe e diritte che giungono fino alle periferie della città...!
Miei cari concittadini Avolesi, che bella città che abbiamo! Per essere degni dei nostri antenati dovremmo sforzarci di farla sempre più bella!

AMORE: CHE COS'E'?

Ho letto su Internet: "Senza amore non si vive". Condivido. Ma che che cos'è l'amore? dove posso trovarlo? come faccio a riconoscerlo?
Io l'ho cercato,tanto, pensavo di averlo, di averlo trovato...
Ma poi la vita ha passato tutto al vaglio, e mi sono trovata con un pugno di mosche in mano. Da che cosa riconosco l'amore? dai baci? dagli abbracci? dalle dichiarazioni solenni? Una persona a me molto cara mi assicurò che mi amava più della sua vita. Non le credetti, perchè ero già vaccinata. Quanto male ha saputo farmi...! E non parlo di mio marito, chè quello è un capitolo a parte.
Come si riconosce l'Amore? E sufficiente dire "Ti amo"? "Ti voglio bene"?
Quante volte ho sentito queste espressioni... Se dipende da questo sono la persona più amata del mondo. Ma è sui fatti che non ci siamo. E' quando ho bisogno, anche solo di una parola buona, che non trovo amore. Figuriamoci quando ho bisogno di cose più serie.
Quando ero studentessa amavo aiutare le mie compagne a studiare, così ogni tanto qualcuna veniva a casa mia per studiare insieme. Io apprendevo prima e pazientemente aspettavo i ritmi delle altre, poi scoprivo che studiavano anche da sole, a casa, per superarmi nei voti... Mah! Ora a stento mi salutano.
E' così lontano nel tempo che non fa più male, ma d'allora in poi è stato tutto un percorso, lungo e sofferto, che mi ha costretto ad aprire gli occhi. L'Amore esiste, eccome, ma non ha il volto che pensavo e non lo trovo dove lo cercavo.
AMORE: CHE BELLA PAROLA! già SI RIEMPIE IL CUORE SOLO A PRONUNCIARLA...!
L'AMORE: dopo avere molto cercato, e sofferto per non averlo trovato dove avrebbe dovuto essere, finalmente l'ho scoperto: è DIO, ha un nome e un volto: GESU'. NON MI DICE PAROLE D'AMORE SE NON QUELLE DEL VANGELO, MA ME LO DIMOSTRA COI FATTI OGNI GIORNO.
Coi fatti, finalmente, porca miseria! Perchè le belle parole non mi illudono più. Certo, ormai mi fido ciecamente, perchè i sentieri attraverso cui mi porta, a prima vista non è che siano rassicuranti, ma poi...
Mi ricordo che quando mia nonna mi portava in paese, abitavamo in campagna, per non farmi stancare, visto che si andava a piedi, mi portava attraverso scorciatoie tra i campi. Io mi fidavo, ma quei sentieri tra erbacce e spesso spine non è che mi attirassero troppo, veramente neanchè un po'. All'occorrenza mi faceva attraversare la cava che bisognava scendere e poi risalire, ed era proprio una gran fatica per una bambina, ma poi lei mi prendeva in braccio per farmi riposare ed era una goduria, specie quando mi metteva a cavalluccio sul collo e io la incitavo come se anche lei non fosse stanca. E poi, finalmente, si arrivava. Be', è un po' così con Dio.

martedì 10 gennaio 2012

CONOSCERE PER CAPIRE

Capire che cosa?
Innanzi tutto il senso della vita. Spesso la vita, pur così meravigliosa, sembra del tutto assurda, crudele e sensa senso.


Cosa deve capire la povera donna cinese, che ha lasciato il suo paese per fuggire dalla povertà, che sognava con il suo ragazzo una vita migliore, che è venuta in una terra straniera, dove lavorava come un animale, dove è discriminata, e che in un solo attimo ha visto la sua vita sconvolta da tanto orrore? Come può capire perchè ha perso il suo uomo e la sua piccola di appena 9 mesi? E in un modo così brutale? E come può capire perchè un uomo trova il coraggio di puntare una pistola in faccia a un tenero batuffolo e premere il grilletto?


La domanda è: Perchè esiste il male fino a questi livelli?
E che dire dei pedofili?
e dei genitori pedofili?
e dell'omertà che per nascondere lo schifo delle famiglie costringe i piccoli a subire tanto orrore?
COSA C'E' DA CAPIRE?
Ma chi, oggi, si pone la domanda? Oggi troppo spesso la vita viene subita, come quando ti piomba addosso un cataclisma e tu non sai come ripararti, nè da che cosa.
Tutti questi orrori, come possono essere spiegati se non si ammette che esiste il Male, che si chiama Satana, cioè il Demonio, persona, non entità astratta, che esercita su di noi una seduzione?
E che tipo di seduzione? Cosa ci può promettere Satana di tanto attraente da indurci a compiere azioni così efferate?
La partita si gioca sulle tre grandi tentazioni, le stesse a cui fu sottoposto Gesù:


1°) Il potere: "Guarda il mondo: sarà tuo se tu ti inchinerai a me!"


2°)Il superuomo: "Buttati dal pinnacolo del tempio e tutti vedranno che non ti schianterai a terra!"


3°)La ricchezza: "Al tuo comando anche le pietre si trasformeranno in pane!"


Poniamoci le domande. Almeno le domande.

lunedì 9 gennaio 2012

Noi Battezzati

Ho riflettuto sul senso del mio battesimo.
Il mio battesimo!
Che mi ha unito a Cristo!
Cioè: ha fatto di me, letteralmente, una sola persona con il Figlio di Dio.
Quindi valgono anche per me le parole di Dio Padre rivolte a suo Figlio nel Giordano: "Questi è il figlio mio diletto che mi dà compiacimento. Ascoltatelo."
Per cui, le mie azioni, da ora in poi, devono compiacere Dio Padre e questo automaticamente mi dà autorevolezza, al punto da essere ascoltata, cioè ubbidita, quando parlo.
Non è autoritarismo, ma autorevolezza.
Non devo dire alle persone "Fai così!", ma loro, dal proprio intimo, devono sentire la volontà di seguire ciò che dico.
E' fantastico!
Per realizzare tutto questo devo vivere il mio battesimo. Come? Guardando Gesù e imitandolo. Certo, è un cammino. Ma bisogna iniziare, sennò che cammino è?
Come devo guardare Gesù? Conoscendo come lui si è comportato nelle diverse situazioni. E come posso conoscere questo? Conoscendo, e quindi meditando e ruminando, il Vangelo. Ogni giorno, ogni momento.
Solo così sono unita a Gesù. Troppo spesso, invece, le mie azioni non hanno niente a che fare con l'insegnamento di Gesù. E' una grande contraddizione che non posso tollerare. E non mi posso giustificare dicendo che Gesù era il Figlio di Dio e io sono solo una povera creatura, perchè dimostrerei di non credere nel sacramento del Battesimo.
Sarei come quelli che non credono. Che pensano che esso sia semplicemente un rito, un rito vuoto.
Indubbiamente vivo molte difficoltà che si frappongono fra me e la realtà di battezzata. E allora? Allora io mi ricordo che ho un Maestro che mi dice "Impara da me che sono mite e umile di cuore" e " Io solo sono il Maestro, e voi siete tutti discepoli." Ora "discepolo" viene dal verbo latino "disco", che vuol dire "io imparo".
E dal Vangelo imparo che anche Gesù incontrò molte difficoltà a fare la volontà di Dio, proprio come me, perchè aveva una natura umana come me, non era solo una finta. Come le ha affrontate?
Nel Vangelo c'è scritto che spesso si allontanava da tutti per pregare e che prima di cominciare la sua vita pubblica addirittura digiunò 40 giorni e 40 notti, poi fu abbastanza forte da vincere le tentazioni del demonio. E prima della sua passione ebbe tanta paura di non farcela, da chiedere ai suoi amici più cari di aiutarlo nella preghiera, perchè, come dice lui stesso, quando più persone si mettono d'accordo per chiedere qualcosa a Dio, la preghiera ha più forza.
Ebbe tanta paura di non potercela fare che sudò sangue.
Mi sono documentata, e ho scoperto che questa è una reazione del tutto fisiologica, niente di miracoloso. In pratica il terrore puro gli fece venire un infarto che gli spezzò tutti i capillari e insieme al sudore freddo della paura, uscì dai pori anche il sangue dei capillari.
E quella volta che i discepoli si lamentarono perchè non erano riusciti a liberare alcuni indemoniati, spiega che ci sono demoni particolarmente potenti che hanno bisogno del supplemento del digiuno, per essere sconfitti.
Sulla potenza della nostra preghiera, poi, ci spiega che essa ha un potere straordinario sul cuore di Dio, e ce lo spiega dicendo:"Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono." Segno che la preghiera che sicuramente non rimarrà inascoltata è quella che chiede lo Spirito Santo. Per poter agire come Gesù ha agito. Anzi, Lui dice, testualmente:"Farete cose ancora più grandi!"
Se lo dice Lui!