sabato 27 marzo 2010

COMIZI

E' una parola dotta, significa riunione (cum+iti = andati insieme), al tempo dei Romani erano assemblee di popolo per prendere decisioni importanti. Oggi sono scaduti molto, uno parla e tutti ascoltano senza mettere troppo in funzione il cervello.
Ma voglio parlare di quel discorso, un comizio fatto da Marcello Mastroianni (credo fosse lui, perchè si sentiva solo la voce) in non so che film. Bisognava ascoltare la sua voce, perchè la passione che trasudava dalle parole ne esaltava il senso in maniera stupenda. Dovevi condividere necessariamente. La prossima volta voglio fare l'attrice e voglio imparare a trasmettere così le mie passioni, le cose in cui credo.
Dunque, parlava delle meraviglie di questo nostro mondo, di come è bello volersi bene, stare insieme e dimostrarsi gli uni gli altri l' amore, perchè in questo consiste la gioia. Sembrava un discorso rivolto a soldati pronti a scendere in guerra, accesi d'odio contro ipotetici avversari dai potenti che o non si accorgono di come sia meravigliosa la vita o non gliene frega niente.
Forse pensano solo all'affare della ricostruzione e lo preparano.
E diceva più o meno: Non li ascoltate! Ribellatevi! Usate la vostra testa! Siete così giovani! Avete tutta la vita davanti per costruire la vostra gioia! Non gettate la vostra vita! Non sono vostri nemici! Non siete obbligati a distruggere i fiori, i prati, le case dei bambini e delle loro mamme! Voi potete costruirne di ancora più belle... Costruiamole insieme, è bellissimo costruire insieme. Vi hanno detto che sono nemici. Non è vero! NON GLI CREDETE! Siamo tutti amici, conosciamoci, facciamo insieme cose meravigliose, ci aspettano tante cose meravigliose da fare insieme! La guerra facciamola contro i potenti distruggendo i loro piani: AMIAMOCI!
E continuava così in un crescendo meraviglioso...
Io fremevo di commozione e aderivo totalmente a quel messaggio di pace e di fratellanza.
Non pensavo minimamente ai messaggi di Bossi e di tutta la destra che ci dicono di avere paura di tutti gli affamati che arrivano sulle nostre spiagge e che ci spingono a rigettarli in mare con tutto il loro carico di dolore, non indurendo il cuore, ma proprio strappandocelo dal petto, scordando che l'Italia è un popolo che ha conosciuto la tragedia dell'emigrazione e ancora la conosce.
Quanti nostri giovani o padri di famiglia lavorano vicino alle loro case? E quanti ci lavoreranno in futuro?

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